jueves, 25 de octubre de 2007

Los Templarios


Clemente V interroga a 72 Templarios (28 junio - 2 julio 1308)



Presentado «Processus contra Templarios»

Ciudad del Vaticano, 25 OCT 2007 (VIS Año XVII - Num. 182).

El libro «Processus contra Templarios», tercer volumen de la serie Exemplaria Praetiosa, del Archivo Secreto Vaticano, realizado en colaboración con la editorial Scrinium, ha sido presentado esta mañana en el Aula Antigua del Sínodo, en el Vaticano.

El libro recoge en facsímiles conforme a los pergaminos originales, las actas del proceso a los Templarios (28 de junio 1308-1311) custodiadas en el Archivo Secreto Vaticano, mientras en otro volumen se presenta por primera vez en edición crítica la trascripción de esas actas (siguiendo la efectuada por Schottmüller en 1877). La edición, limitada a 799 ejemplares, ha sido solicitada ya por coleccionistas, expertos y bibliotecas de todo el mundo.

Han participado en la presentación de «Processus contra Templarios», el arzobispo Raffaele Farina, archivero y bibliotecario de la Santa Iglesia Romana, el obispo Sergio Pagano, prefecto del Archivo Secreto Vaticano y en calidad de relatores los oficiales de ese Archivo Barbara Frale y Marco Maiorino, el catedrático de Historia Medieval Franco Cardini, el arqueólogo y escritor Valerio Massimo Manfredi y el presidente de Scrinium, Ferdinando Santoro.

ARCH/PROCESSUS CONTRA TEMPLARIOS/... VIS 071025 (190)

[Para ver imágenes de la obra «Processus contra Templarios» pulse aquí].

Archivo Secreto Vaticano: Juicio contra los Templarios

Ciudad del Vaticano, 4 OCT 2007 (VIS Año XVII - Num. 167).

El próximo 25 de octubre se presentará en la antigua Aula del Sínodo, en el Vaticano, «Processus contra Templarios», una obra del Archivo Secreto Vaticano dedicada a los Templarios, la Orden medieval de carácter religioso y militar, fundada en Jerusalén en 1118 y suprimida por el pontífice Clemente V en 1312.

Según un comunicado hecho público ayer por la tarde, se trata de «una edición inédita y exclusiva de las actas integrales del antiguo proceso a los Caballeros del Templo. Este proyecto, único en el mundo, es una edición limitada a 799 ejemplares, que contiene la reproducción fiel de los originales en pergamino que se conservan en el Archivo Secreto Vaticano».

La obra, concluye la nota, «se enmarca en la serie Exemplaria Praetiosa, es decir, la publicación más valiosa realizada hasta ahora por el archivo pontificio».

Participarán en la presentación el arzobispo Raffaele Farina, S.D.B., Archivero y Bibliotecario de la Santa Iglesia Romana, el obispo Sergio Pagano, prefecto del Archivo Secreto Vaticano, y expertos como el historiador Franco Cardini y el arqueólogo y escritor Valerio Massimo Manfredi.

.../TEMPLARIOS/ARCHIVO SECRETO VATICANO VIS 071004 (190)



PROCESSUS CONTRA TEMPLARIOS
Descrizione tecnica dell’Opera

Il volume

Contiene l’edizione critica dei documenti del processo realizzata attraverso il vaglio attento e scrupoloso dei preziosi documenti originali, con l’ausilio della lampada di Wood, utile al recupero di parti di testo inattingibili ai precedenti editori. Un lavoro scientifico che supera la precedente edizione di Schottmüller del lontano 1887 e comprende i recenti documenti ritrovati. Oltre al regesto e alla trascrizione dei documenti pergamenacei e cartacei, una sezione è dedicata allo studio della storia dei Templari e del processo a loro carico.
Prefazione a cura di S. E. Mons. Sergio Pagano – prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano.
Edizione critica a cura di Marco Maiorino e Pier Paolo Piergentili, officiali dell’Archivio Segreto Vaticano.
Nota storica sul processo a cura di Barbara Frale, officiale dell’Archivio Segreto Vaticano.
Nota sfragistica a cura di Luca Becchetti, officiale e restauratore dei sigilli dell’Archivio Segreto Vaticano.
Il volume, elegantemente rilegato in pergamena con scritte in oro, sul piatto e sul dorso, di dimensioni cm. 29 x 45, composto di 256 pagine cucite interamente a mano, si può certamente annoverare tra le pubblicazioni d'arte di alto pregio.
La stampa è effettuata su carta in puro cotone della cartiera “Amatruda” di Amalfi da 160 gr/mqi" prodotta con antichi procedimenti, con particolare filigrana impiegata solamente per le edizioni speciali dell’Archivio Segreto Vaticano; i bordi del libro sono rifiniti manualmente.
A corredo della parte scritta, oltre alle iconografie stampate sui fogli, sono inserite, con apposita collocazione, 3 riproduzioni di incisioni inedite di Domenico Marchetti da un disegno di Tommaso De Vivo, stampate in offset su carta simile a quella originale, con una raffinata tecnica grafica.

I Documenti

Fedeli riproduzioni degli originali pergamenacei conservati in Archivio Vaticano, (segnatura archivistica ASV, A.A., Arm. D 208, 209, 210, 217), sono realizzati con stampa in offset con retino stocastico, su carta speciale pergamenata, con tecniche molto avanzate.
I primi tre documenti (208, 209, 210) si riferiscono all’inchiesta pontificia sull’Ordine dei Templari tenutasi a Poitiers e costituiscono gli esemplari superstiti di un corpus orginario di 5 rotoli membranacei, contenente le confessioni dei 72 Templari interrogati da Clemente V dal 28 giugno al 2 luglio 1308. La quarta pergamena (217), rinvenuta nel settembre del 2001, è l’atto originale dell’assoluzione concessa dai cardinali plenipotenziari di Clemente V al gran maestro del Tempio Jacques de Molay e agli alti dignitari templari nel castello di Chinon, dove Filippo IV il Bello li aveva illecitamente reclusi.
Oltre alle pergamene è stato riprodotto 1 fascicolo di 24 fogli, rilegato nel Reg. Aven. 48 di Benedetto XII. Redatto per ordine di Clemente V, conserva quarantasette rubrice, ovvero gli estratti delle deposizioni dei Templari contenute nelle pergamene 208-210 e 217, ma anche quelli di altri nove interrogatori attestati dal solo registro. Il fascicolo si chiude con una sezione compilata a partire dalle rubrice e intitolata Concordancie: si tratta dei raffronti delle risposte fornite dai diversi Templari in riferimento a ciascun capo d’accusa. Una caratteristica di tutto rilievo del fascicolo è la presenza di moltissime note marginali redatte probabilmente da Clemente V e dai suoi più stretti collaboratori durante lo studio delle prove a carico dei Templari. Convintosi dell’infondatezza dell’accusa di eresia, il 14 agosto 1308, dopo aver ingannato le spie di Filippo il Bello, il papa inviò segretamente tre cardinali alla volta di Chinon, con l’incarico di tenere in suo nome quell’inchiesta pontificia sui dignitari del Tempio che Filippo il Bello aveva impedito. I commissari, interrogati i templari, esortarono questi a fare ammenda per i loro errori mediante una richiesta di perdono alla Chiesa, per poi assolvere i penitenti in nome di Clemente V, reintegrandoli nei sacramenti ecclesiastici. Il recupero del prezioso fascicolo e il più recente ritrovamento del documento di Chinon, hanno aperto agli studiosi nuove piste di ricerca, dimostrando ancora di più che Clemente V intendeva salvare l’esistenza dell’ordine templare dandogli un ruolo nuovo, dopo averne riformato i costumi e la disciplina.
Le pergamene hanno dimensioni minime di cm 53x69 e massime di cm 64x77. La riproduzione del fascicolo del registro è realizzata su carta della famosa cartiera Amatruda di Amalfi, in puro cotone 100% e ph neutro, gr. 150/mq, fabbricata con antichi procedimenti manuali.

I Sigilli

I tre sigilli riprodotti appartengono ai cardinali Pietro Colonna, Pierre de La Chapel e Berenger Frèdol, commissari apostolici.
Segue la descrizione analitica dei sigilli da un punto di vista iconografico e diplomatico-paleografico.

1) PIETRO COLONNA, cardinale diacono del titolo di S. Eustachio (1288-1306)
Sigillo di cera rossa a navetta, mm. 58x37 ca; stato di conservazione buono.
ASV, A.A., Arm. C 640
Entro architettura gotica, al centro, S. Eustachio in ginocchio sotto un albero davanti al Cristo che gli appare tra le corna di un cervo fuggente verso la montagna, alle spalle del santo il suo cavallo; nel registro superiore la vergine a mezzo busto col Bambino, in quello inferiore il cardinale mitrato, inginocchiato, orante. In una cornice sagomata che separa la nicchia con la Vergine dalla scena centrale le parole [Ego confirmavi] COLUMNA[s eius].

Leggenda: S’ PETRI DI : GRA : SCI : [.] VSTA/CHII : DIACONI CARDINAL’
SIGILLUM PETRI DEI GRATIA SANCTI EUSTACHII DIACONI CARDINALIS

2) PIERRE DE LA CHAPELLE, cardinale vescovo di Preneste (1306-1312)
Sigillo di cera rossa a navetta, mm. 60x40 ca; stato di conservazione mediocre.
ASV, A.A. Arm. I-XVIII, 440 (1)
Entro architettura gotica, in alto la crocifissione (visibile in parte) con ai lati la Vergine e S. Giovanni. Al centro un santo con la palma tra i Ss. Pietro e Paolo, in basso entro cornice trilobata il cardinale orante a mezzo busto.
Leggenda: deperdita

3) BERENGER FRÉDOL, cardinale prete del titolo dei Ss. Nereo ed Achilleo (1298-1309)
Sigillo di cera rossa a navetta, mm. 65x40 ca; stato di conservazione mediocre.
ASV, A.A. Arm. I-XVIII, 440 (2)
Entro architettura gotica, fiancheggiata da due alti pinnacoli, due edicole con i santi Nereo ed Achilleo recanti le palme; in basso il cardinale mitrato, in ginocchio, orante.
Leggenda:[...] BEREN[...]EI : GRA [...]OR : NER[...] CARD
[SIGILLUM] BERENGARII DEI GRATIA SANCTORUM NEREI [ET ACHILLEI PRESBITERI] CARDINALIS
I tre sigilli sono riprodotti in cera vergine colorata in rosso con coloranti naturali; la superficie è stata trattata fino a riprodurre la patina che il tempo ha lentamente deposto sugli originali.
Nel cofanetto porta-documenti i sigilli riprodotti sono collocati in un apposito alloggiamento; l’aderenza alla superficie di fondo è assicurata da piccoli magneti, che corrispondono ad una piastrina metallica incorporata al retro del sigillo su cui è impresso il logo dell’Archivio Segreto Vaticano.

Il Contenitore Esterno

Il contenitore in cuoio naturale "toscano pieno fiore", conciato artigianalmente con procedimento di "concia vegetale", rifinito con tamponatura a mano ha dimensioni di cm 47 x 33 x 12,5 ed è costituito da un’ unica pelle che avvolge sia il cofanetto porta-documenti che il commentario scientifico.
Esso è realizzato secondo antiche tecniche manuali; sul dorso la pelle è traforata con un motivo risalente al secolo XII che si richiama alla croce dei Templari e lascia intravedere l'elegante finitura dei due elementi contenuti.
Sul fronte del contenitore è stata impressa la “croce di consacrazione”, tratta da un affresco della cappella della commenda di “Croix-au-Bost (Creuse); la croce è inserita nell’affresco in una tabella quadrata retta da una figura di Apostolo; l’esposizione, dosata e mirata al sole, del cuoio ha consentito di ottenere il diverso e ne mirata al sole della pelle ha consentito di ottenere il delicato e s valore cromatico degli elementi impressi della croce.
All’esterno, sul dorso, sono apposte due targhette in pelle, di colore più scuro del cuoio, sulle quali sono state impresse "Exemplaria Praetiosa" su quella superiore, la collocazione archivistica dei documenti riprodotti “A.A. ARM. D 208, 209, 210, 217” e "Archivio Segreto Vaticano", su quella inferiore.
Assicurano la chiusura del contenitore quattro lacci in cuoio sagomati e inseriti dall'interno del contenitore.

Il Cofanetto porta - documenti

La tipologia del cofanetto porta-documenti fa riferimento alle legature rigide usate negli archivi per molti secoli.
Costituito da due piatti esterni in materiale ligneo rivestiti di pergamena intera di capra, conciata secondo le antiche tecniche, riproduce esattamente i contenitori usati nei secoli per conservare i documenti in Archivio Segreto Vaticano.
Tre strisce in pelle di cuoio con intrecci a rombo, realizzati con fettucce di pelle di capra e aletta di chiusura, decorano la superficie esterna in pergamena.
l bordi del cofanetto sono realizzati con elementi in legno che lasciano intravedere lo spessore in cuoio degli elementi divisori.
Sul dorso della legatura è incisa, in oro, la collocazione archivistica dei documenti.
Gli spazi idonei a contenere i documenti pergamenacei e cartacei riprodotti e il certificato di autentica sono realizzati con divisori in cuoio; su quello superiore di destra, ove trovano apposita collocazione tre sigilli in cera riprodotti con fedeltà assoluta, è impresso in oro a caldo il titolo dell’opera “Processus contra Templarios”; sul piano di sinistra, con la stessa tecnica è impressa la dicitura “Exemplaria Praetiosa III” e “Archivio Segreto Vaticano”, mentre il numero dell’esemplare è riportato con la tecnica della “punzonatura”; il logo dell’Archivio è evidenziato su di una piastrina di argento supportato in bagno d’oro.
Una decorazione tratta dall’affresco di un arco della chiesa di S. Bevignate a Perugia, impreziosisce i contorni dei divisori.
Come è noto la chiesa di S. Bevignate a Perugia, risalente al secolo XIII, è una testimonianza della presenza dei Templari in Italia, in particolare in Umbria; infatti, le ampie superfici murarie sono interamente ricoperte da affreschi i cui temi sono certamente riconducibili ai culti cari ai “Cavalieri del Tempio”.
La realizzazione del porta-documenti è totalmente manuale; tutti i dettagli sono riproposti con la medesima eleganza degli originali, compresi i risvolti della pergamena sui piatti che aderiscono tra di loro con cuciture realizzate con strisce di pergamena liscia o intrecciata.

Nota illustrativa sulla cartiera Amatruda di Amalfi

La produzione della carta in Amalfi ha una lunga e gloriosa tradizione storica iniziata con l’espansione araba nel Medio Evo. Già nel 1200 Amalfi forniva carta per atti pubblici e privati a tutte le città dell’Italia meridionale quindi alle corti degli Angioini, degli Aragonesi, del Vicereame spagnolo ed infine alla corte Borbonica.
Una decretale di Federico II, datata 1231, costituisce la testimonianza più antica dell’uso della carta in Amalfi. In quell’anno, infatti, il re di Sicilia proibiva agli Amalfitani di scrivere i documenti ufficiali su carta e li invitava ad utilizzare la tradizionale pergamena, perché riteneva che questa potesse meglio conservarsi nel tempo.
In quel secolo doveva essere già attiva una cartiera lungo il fiume amalfitano, infatti nel testamento un mercante di Amalfi affermava di comperare cotone per trasformarlo in risme di carta; nel 1289 un documento ravellese menziona la carta “bambagina o bombicina”, cioè realizzata mediante stracci di cotone..
Questo tipo particolare di stoffa costituiva infatti uno dei principali prodotti del commercio marittimo amalfitano, tant’è che nella zona litoranea della città marinara era presente la “piazza dei venditori di tessuti”
Il processo di fabbricazione della “carta a mano” di Amalfi consisteva nelle seguenti fasi.
Innanzitutto la materia prima era costituita dai cenci, in genere panni di cotone, lino o canapa, che venivano raccolti in apposite vasche di pietra, denominate pile. Gli stracci di stoffa raccolti nelle pile erano quindi triturati e ridotti in forma di poltiglia mediante una serie di magli di legno, alla cui estremità erano sistemati alcune decine di chiodi di ferro.
La forma e le dimensioni di questi chiodi determinavano la consistenza della poltiglia e quindi la grammatura o spessore dei fogli di carta .
Una volta preparata, la poltiglia veniva raccolta in un tino in muratura, insieme ad un certo quantitativo di colla, ottenuto utilizzando pelli di animali.
Nel tino poi si calava la “forma” ove la poltiglia si attaccava, questa veniva poi trasferita su appositi panni di feltro; in tal modo si realizzava una catasta di fogli di carta molto umidi a cui si alternavano altrettanti feltri.
La catasta era quindi pressata da un torchio di legno che determinava la fuoriuscita dell’acqua .
Successivamente i fogli di carta venivano staccati uno per uno dai feltri e portati nello “spandituro” per l’asciugatura definitiva a mezzo di correnti di aria.
Collocati da ultimo in pacchi i fogli venivano sottoposti ad accurata stiratura.
Dall’antica tradizione “del fabbricar carta” oggi resta, oltre alle imponenti vestigia del passato, anche una viva continuità.
Gli Amatruda infatti sono i diretti discendenti di una antica stirpe di cartari, precisi riferimenti storici riportano al 1500 la loro più antica filigrana.
Certamente con l’avvento della rivoluzione industriale anche le cartiere di Amalfi sono state sottoposte ad un significativo rinnovamento e potenziamento; nuovi macchinari furono introdotti quali la “molazza” e “l’olandese” che accelerano sensibilmente i ritmi di produzione; ma ancora oggi però nella cartiera Amatruda si produce carta di elevatissimo livello, di grande pregio, utilizzata per la pubblicazione di opere eccellenti di grande valore tipografico, utilizzando gli antichi procedimenti manuali, proseguendo e mantenendo inalterata una gloriosa tradizione.


Pergamino de Chinon - Absolución del Papa Clemente V para los Jefes de la Orden Templaria [para visualizar el documento pulse aquí]

Chinon, diócesis de Tours, 17-20 de agosto de 1308

Formato original de un único pergamino de grandes dimensiones (700 x 580 mm.), originariamente con sellos pendientes de los tres legados apostólicos que formaban la Comisión especial apostólica ad inquirendum nombrada por Clemente V: Bérenguer Frédol, cardenal sacerdote del título de los santos Nereo y Achilleo y sobrino del papa, Étienne de Suisy, cardenal sacerdote de San Ciriaco in Therminis, y Landolfo Brancacci, cardenal diácono de San Angelo. Su estado de conservación es discreto, aunque tiene vistosas manchas violáceas debidas al ataque de las bacterias. El original estaba acompañado por una copia auténtica que todavía se conserva en el Archivo Secreto Vaticano con la signatura Archivum Arcis, Armarium D 218. ASV, Archivum Arcis, Arm. D 217 .

El documento contiene la absolución impartida por Clemente V al último Gran Maestro del Templo, el fraile Jacques de Molay, y a los demás jefes de la Orden después de que estos últimos hicieran acto de penitencia y solicitaran el perdón de la Iglesia; tras la abjuración formal, obligatoria para todos aquellos sobre los que recayera la sospecha de herejía, los miembros del Estado Mayor templario son reintegrados en la comunión católica y readmitidos para recibir los sacramentos. Perteneciente a la primera fase del juicio contra los Templarios, cuando Clemente V todavía estaba convencido de poder garantizar la supervivencia de la Orden religiosa y militar, el documento responde a la necesidad apostólica de eliminar de entre los frailes guerreros la infamia de la excomunión en la que se habían enredado solos al admitir que habían renegado de Jesucristo bajo las torturas del inquisidor francés.

Como confirman distintas fuentes de la época, el Papa comprobó que entre los Templarios se habían insinuado graves formas de malas costumbres y planificó una reforma radical de la Orden para después fundirla en una única institución con otra gran Orden religiosa-militar, la de los Hospitalarios. El acto de Chinon, que no disuelve a los Templarios sino que los absuelve, era la base necesaria para la reforma, pero se quedó en papel mojado. La monarquía francesa reaccionó desencadenando un auténtico mecanismo de chantaje que obligaría posteriormente a Clemente V al ambiguo compromiso aprobado en 1312 durante el Concilio de Vienne: al no poder oponerse a la voluntad del rey de Francia Felipe el Hermoso que imponía la eliminación de los Templarios, el Papa eliminó la Orden de la realidad de la época sin condenarla ni abolirla, sino más bien aislándola en una especie de “hibernación” gracias a un hábil artificio del derecho canónico. Tras haber declarado expresamente que el proceso no había probado la acusación de herejía, Clemente V suspendería la Orden de los Templarios mediante una sentencia no definitiva dictada por la necesidad superior de evitar un gran peligro para la Iglesia, con la prohibición bajo pena de excomunión de continuar usando el nombre y los signos distintivos.


1 comentario:

Javier Manzanera dijo...

HONOR A LA MEJOR CABALLERIA!!

"Los escuadrones de caballería del Templo al formar para batalla guardaban un profundo silencio, que sólo era interrumpido por el oscilar al viento del pendón bicolor que los guiaba (blanco y negro), así como el de los blancos mantos de los caballeros...A la voz del Maestro una corneta daba la señal, y el escuadrón irguiendo los ojos al cielo entonaba el Himno de David: ¡No a nosotros Señor, no a nosotros! ¿Sino a mayor gloria de tu Nombre!; entonces, bajando las lanzas y espoleando caballos, se arrojaban, envueltos en una nuebe de polvo, como una tempestad sobre el enemigo...Ante el que nunca podían retirarse: o lo dispersaban o morían"
Alexardre Herculano
Historia de Portugal.
http://www.hermandaddelvalle.org/article.php?sid=4784